Accordi commerciali dell’UE e acciaio inossidabile: tra apertura dei mercati e salvaguardie strategiche

L’Unione europea ha concluso numerosi accordi di libero scambio e di partenariato economico negli ultimi decenni nel tentativo di diversificare i propri mercati, le proprie risorse e i propri legami a livello mondiale. Alcuni sono pienamente operativi, come l’Accordo di libero scambio UE-Vietnam (EVFTA), concluso nel 2020. Altri sono ancora in fase di negoziazione, come l’Accordo di partenariato globale e rafforzato (CEPA) con l’Indonesia, o l’accordo con l’India (l’FTA sui beni è concluso; le negoziazioni per un approccio più ampio sono ancora in corso).

L’accordo CEPA dell’UE va generalmente oltre i tradizionali accordi di libero scambio. Esso stabilisce impegni più ampi e vincolanti, che riguardano non solo il commercio di beni, ma anche i servizi, la protezione degli investimenti, la cooperazione normativa e le disposizioni in materia di sostenibilità.

Che siano definiti CEPA o “FTA moderni”, questi quadri mirano ad ancorare le relazioni commerciali a condizioni di concorrenza prevedibili, stabili e trasparenti, sostenute da una prospettiva strategica di lungo periodo.

Su queste basi, i negoziati con i Paesi dell’Indo-Pacifico stanno acquisendo slancio. L’UE ha concluso accordi con Giappone, Vietnam, Singapore e Corea del Sud ed è attualmente in negoziazione con India, Indonesia, Thailandia, Nuova Zelanda e Australia. Sebbene l’ambito di ciascun accordo vari, tutti condividono un obiettivo comune: combinare l’apertura dei mercati con una rigorosa applicazione delle norme commerciali, ambientali e di concorrenza, in particolare nei settori ad alta intensità di carbonio e strategicamente sensibili come l’acciaio inossidabile.

Implicazioni per l’acciaio inossidabile

L’acciaio inossidabile è frequentemente classificato come un settore ad alto rischio e potenzialmente soggetto a distorsioni di mercato. Tale qualificazione riflette diversi fattori strutturali:

  • dipendenza dal nichel e da altre materie prime strategiche;
  • produzione ad alta intensità di capitale, spesso sostenuta da interventi pubblici;
  • esposizione a sovraccapacità globali;
  • crescente pressione normativa legata alle emissioni di carbonio e agli standard di sostenibilità.

La volatilità strutturale dei prezzi del nichel e le pressioni geopolitiche relative all’accesso a determinate materie prime critiche aggravano ulteriormente gli squilibri del settore. Inoltre, la produzione di acciaio inossidabile è fortemente concentrata: la Cina rappresenta oltre il 60% della produzione mondiale di acciaio inossidabile grezzo. Gli altri Paesi asiatici rappresentano circa il 23% della restante produzione. La pressione competitiva è pertanto particolarmente intensa.

Allo stesso tempo, il livello di intervento pubblico in alcuni Paesi produttori, in particolare in Asia, può penalizzare gli operatori soggetti alle regole del mercato. I prodotti piani in acciaio inossidabile sono diventati e restano una questione centrale negli accordi commerciali dell’UE.

A seguito delle consultazioni con gli stakeholder industriali, la Commissione europea ha affinato la propria analisi della catena di approvvigionamento dell’acciaio inossidabile. La valutazione dei rischi commerciali integra ora le politiche relative al nichel e ad altre materie prime critiche, soggette a volatilità strutturale dei prezzi e dell’offerta. Il settore viene quindi considerato nell’ambito dell’intera catena del valore, e non più come una semplice categoria di prodotto.

Inoltre, l’attuazione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e di diverse direttive europee successive al lancio del Green Deal rafforza il controllo delle emissioni di carbonio dei prodotti che entrano nell’Unione.

In questo contesto, gli accordi europei integrano un approccio commerciale aperto e basato su regole, mantenendo al contempo solidi meccanismi di salvaguardia per proteggere produzione e vendite dalle distorsioni di mercato e dai danni ambientali.

Sebbene i dazi siano progressivamente ridotti, gli accordi preservano esplicitamente il diritto di ciascuna parte di ricorrere agli strumenti di difesa commerciale in caso di dumping, pratiche tariffarie e operative sleali o sovvenzioni pubbliche ingiustificate. Le preferenze tariffarie si applicano e continueranno ad applicarsi. Tuttavia, le misure di difesa commerciale restano in vigore per contrastare pratiche sleali e sovvenzioni ingiustificate fino al ripristino dell’equilibrio di mercato.

Ad esempio, i prodotti piani in acciaio inossidabile (codici SA 7219 e 7220) restano soggetti a diverse indagini di difesa commerciale dell’UE. Le esportazioni vietnamite illustrano questo quadro duale: nonostante l’EVFTA sia in vigore, sono soggette a un dazio antidumping del 19,3% e a un dazio compensativo del 20,5%. Questo caso dimostra la coesistenza tra liberalizzazione tariffaria e applicazione attiva degli strumenti di difesa commerciale.

Conclusione

L’Unione europea ha progressivamente ampliato la propria rete commerciale al fine di rafforzare scambi basati su regole e ridurre la dipendenza da mercati volatili e da contesti geopolitici destabilizzanti. I recenti accordi mirano a eliminare i dazi su quasi tutti i beni, inclusi i materiali industriali. Gli accordi dell’UE con i partner dell’Indo-Pacifico stabiliscono un quadro strutturato e prevedibile per la cooperazione commerciale. Oltre alla riduzione dei dazi, promuovono la convergenza normativa, standard di sostenibilità e un monitoraggio rafforzato delle pratiche di mercato.

In questo quadro, l’acciaio inossidabile non è mai pienamente liberalizzato. L’eliminazione dei dazi coesiste con strumenti permanenti di controllo commerciale, inclusa la sorveglianza di prezzi, sovvenzioni e sovraccapacità. Di conseguenza, il settore dell’acciaio inossidabile opera in un ambiente più strutturato, che collega l’apertura commerciale ai requisiti di sostenibilità e competitività sia a livello regionale sia globale.

In Aperam, insieme ai nostri partner industriali, contribuiamo a una catena del valore che combina performance, conformità normativa e standard di produzione responsabili.

Cristina Marques
Head of Market Insights
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