Una nuova era per le relazioni commerciali tra l’UE e il Mercosur

Dopo due decenni di negoziati, l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur è pronto a rafforzare gli scambi tra le due regioni. L’intesa promette un accesso più ampio ai mercati e partenariati industriali più stretti, in particolare nei settori dei metalli e della manifattura.
In questo articolo, Cristina Marques illustra i principali dati, vantaggi e sfide di una delle iniziative commerciali più ambiziose degli ultimi anni.

L’impulso a organizzare e regolamentare l’attività economica non è un fenomeno recente. Già nel X secolo, le corporazioni di mercanti furono istituite per proteggere e gestire il commercio all’interno di specifiche professioni, soprattutto quando i commercianti iniziarono a viaggiare da una città all’altra.

Nel XX secolo, appena un anno dopo la Prima guerra mondiale, gli Stati iniziarono a negoziare diversi accordi economici e multilaterali per disciplinare il commercio internazionale — a partire dalla creazione della Società delle Nazioni nel 1919, seguita dal General Agreement on Tariffs and Trade (GATT) nel 1947 e successivamente dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che ricopre questo ruolo dal 1995.

A livello regionale, vari accordi si sono distinti per il loro successo. La Comunità Economica Europea (CEE), fondata nel 1957, ha posto le basi per l’attuale Unione Europea e stabilito un precedente per una profonda integrazione economica regionale. Allo stesso modo, l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), istituita nel 1967, ha adottato quadri di cooperazione ispirati in parte alla CEE. In Nord America, il North American Free Trade Agreement (NAFTA) — aggiornato successivamente nell’Accordo Stati Uniti–Messico–Canada (USMCA) durante l’amministrazione Trump — è stato un fattore chiave per gli scambi regionali di beni e servizi sin dal 1994.

Questa dinamica si è ulteriormente accelerata. Secondo la Banca Mondiale, il numero di accordi commerciali nel mondo è passato da 50 nel 1990 a oltre 280 nel 2017. I principali blocchi economici stanno ora intensificando i loro sforzi di integrazione, sia rafforzando i legami regionali sia formando coalizioni più ampie basate su interessi comuni.

Un esempio significativo di blocco in espansione è il BRICS+, un gruppo fondato su affinità strategiche ed economiche piuttosto che su prossimità geografica. Nel 2024, i paesi del nucleo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) hanno registrato una crescita del PIL di circa il 4,0%, superando la media mondiale del 3,3%. Con l’ampliamento dei membri e dei paesi partner, il BRICS+ dovrebbe rappresentare tra il 39% e il 44% del PIL mondiale nel 2025, segnalando il suo crescente ruolo nella definizione dell’ordine economico globale.

Un altro esempio basato su interessi regionali comuni è la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), lanciata ufficialmente nel 2022 e rapidamente divenuta una forza trainante in Asia. Secondo World Economics, entro il 2025 i 14 paesi membri della RCEP rappresenteranno il 32,6% del PIL mondiale. Solo nel 2023, il commercio tra i membri ha raggiunto circa 5,6 trilioni di dollari USA, pari a circa il 15% del commercio globale. Inoltre, la regione ha attratto 234,1 miliardi di dollari di investimenti “greenfield” nel 2023, con un aumento del 29,8% su base annua, più del doppio rispetto al 2021.

Altri accordi regionali sono più modesti, come il Mercosur (Mercato Comune del Sud), ma si stanno progressivamente ampliando. I suoi membri a pieno titolo includono Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e, dal 2024, anche la Bolivia. Il Venezuela era anch’esso membro, ma è stato sospeso nel 2016 per mancato rispetto degli impegni democratici e commerciali.

I partner associati includono Cile, Perù, Colombia, Ecuador, Guyana e Suriname, che mantengono accordi di cooperazione senza adesione completa. Inoltre, Messico, Nuova Zelanda e Corea del Sud partecipano come osservatori, contribuendo al dialogo politico ed economico.

Nonostante le difficoltà, il Mercosur si colloca tra le più grandi economie mondiali, con un PIL combinato stimato tra 3,0 e 3,5 trilioni di dollari USA, trainato principalmente da Brasile e Argentina. Il tasso di commercio intra-regionale rimane basso rispetto a quello dell’UE, ma il Mercosur resta un attore fondamentale nell’integrazione economica sudamericana.

Focus: relazioni commerciali UE–Mercosur (2024–2025)

L’Unione Europea (UE) e il Mercosur mantengono un rapporto commerciale solido e in crescita, con un interscambio totale di 111,2 miliardi di euro nel 2024 — di cui 56,0 miliardi di importazioni e 55,2 miliardi di esportazioni europee. Negli ultimi dieci anni (2014–2024), le importazioni dell’UE dal Mercosur sono aumentate di oltre il 50%, mentre le esportazioni verso la regione sono cresciute di circa il 25%, a testimonianza di un partenariato economico sempre più stretto.

La struttura degli scambi tra i due blocchi rivela un modello complementare: oltre l’80% delle importazioni europee dal Mercosur è costituito da beni primari — prodotti agricoli, minerali e pasta di cellulosa — mentre circa l’87% delle esportazioni dell’UE verso il Mercosur riguarda beni manifatturieri, come macchinari, prodotti chimici e apparecchiature per il trasporto.

L’UE rimane inoltre un importante investitore nei paesi del Mercosur, con ingenti investimenti diretti esteri che rafforzano i legami economici.

Per consolidare ulteriormente questa relazione già dinamica, l’Unione Europea e il Mercosur hanno finalizzato, nel dicembre 2024, un accordo di libero scambio storico (FTA), che conclude anni di negoziati complessi e apre la strada a una cooperazione economica più stretta, portando al contempo opportunità e sfide.

Opportunità

L’accordo offre importanti opportunità, ampliando l’accesso al mercato a oltre un miliardo di persone nelle due regioni. Esso prevede l’eliminazione o la riduzione dei dazi su oltre il 90% dei beni scambiati, incoraggiando così gli investimenti e l’integrazione economica. Più di 30.000 piccole e medie imprese europee esportano già verso il Mercosur e beneficeranno di procedure semplificate e costi ridotti.

Secondo stime brasiliane recenti, l’accordo commerciale UE–Mercosur potrebbe incrementare gli scambi tra i due blocchi del 5,1%. Il Brasile prevede un incremento aggiuntivo di 18,84 miliardi di dollari USA entro il 2044 — di cui 8,42 miliardi di importazioni dall’UE e 10,42 miliardi di esportazioni verso l’UE —, segnalando un rafforzamento graduale ma significativo del commercio bilaterale.

Secondo S&P Global, l’accordo dovrebbe anche aumentare le esportazioni europee in settori specifici: quelle dei prodotti lattiero-caseari potrebbero crescere del 91–121%, mentre le bevande — in particolare vini e liquori — del 36–38%.

L’accordo contribuirà inoltre a garantire un approvvigionamento sostenibile di materie prime critiche, fondamentali per le transizioni verde e digitale dell’UE, riducendo i dazi su tali materiali e sui loro derivati, assicurando nel contempo elevati standard di sostenibilità. Garantirà una maggiore sicurezza e prevedibilità in questa particolare catena di approvvigionamento, assicurando al contempo i più elevati standard di sostenibilità nel commercio e negli investimenti di materie prime critiche.

Si prevede inoltre che l’accordo incrementerà gli investimenti esteri nel Mercosur, creando un contesto normativo stabile e rafforzando i legami economici tra le regioni. L’ accordo include inoltre impegni chiave in materia di sostenibilità, legati al cambiamento climatico e ai diritti dei lavoratori.

Infine, l’accordo contribuirà a diversificare e stabilizzare le catene di approvvigionamento, ampliando al tempo stesso le reti di clienti e fornitori.

Sfide

L’accordo UE–Mercosur deve affrontare importanti sfide: preoccupazioni ambientali legate alla deforestazione amazzonica, potenziali conflitti con il Regolamento UE sulla deforestazione e vantaggi economici distribuiti in modo diseguale, che destano preoccupazione in alcuni settori — in particolare nell’agricoltura, cruciale per diversi Stati membri.
Tuttavia, a settembre 2025, la Commissione europea ha ufficialmente avviato il processo di ratifica. Sebbene alcuni Stati restino cauti a causa di vincoli interni, l’entrata in vigore dell’accordo è prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

In sintesi

Sulla scia di precedenti accordi che hanno sostenuto lo sviluppo economico, l’accordo UE–Mercosur offre un forte potenziale di crescita, investimento e cooperazione strategica

Tuttavia, il suo successo a lungo termine dipenderà dalla capacità delle due regioni di affrontare efficacemente le sfide ambientali, normative e politiche. Un equilibrio tra liberalizzazione del commercio e sostenibilità sarà essenziale per garantirne la credibilità e l’impatto duraturo.

In Aperam, seguiamo da vicino queste evoluzioni e condividiamo la nostra esperienza per contribuire a individuare le soluzioni più appropriate.

Focus sull’acciaio inox europeo e brasiliano

I paesi del Mercosur — in particolare il Brasile — vantano un’industria dell’acciaio inossidabile solida, orientata sia ai mercati interni che internazionali. Aperam è leader nella regione, con diversi impianti che producono un’ampia gamma di qualità di acciaio inox. Le sue esportazioni — sia di prodotti piani che lunghi — raggiungono i mercati delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia, trovando impiego nei settori della manifattura, dell’edilizia e dell’automotive.

Attualmente, l’acciaio inox piano brasiliano gode di accesso libero da dazi al mercato dell’UE e non è soggetto a quote nell’ambito della misura di salvaguardia europea sull’acciaio, in vigore fino al 30 giugno 2026. Al contrario, l’acciaio piano europeo è soggetto a un dazio del 12,6% all’ingresso in Brasile.

In futuro, la revisione del meccanismo di salvaguardia dell’UE proposta dalla Commissione europea integrerà il Brasile nel sistema delle quote: i volumi superiori al contingente saranno soggetti a un dazio del 50%.

Nel quadro dell’accordo Mercosur, la maggior parte dei dazi applicati all’ingresso in Brasile sarà progressivamente eliminata. Alcuni prodotti in acciaio inox classificati come “sensibili” saranno tuttavia soggetti a periodi di transizione più lunghi.

Infine, l’accesso al mercato europeo continuerà a richiedere il pieno rispetto degli standard ambientali e di sostenibilità dell’UE. A partire da gennaio 2026, l’acciaio inox proveniente dal Brasile sarà soggetto alla direttiva CBAM, offrendo nuove opportunità, poiché le prestazioni ambientali della produzione brasiliana sono comparabili agli standard europei.
Cristina Marques
Head of Market Insights
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